Condensa sulle finestre: la vera causa

Ogni autunno la stessa scena: ti alzi, i vetri sono coperti di goccioline e te la prendi con le finestre. Ma il vetro è innocente. La condensa è l’aria di casa tua che confessa di trasportare più acqua di quanta la superficie più fredda della stanza riesca a sopportarne.

La finestra è un rilevatore di punto di rugiada

L’aria contiene acqua sotto forma di vapore invisibile, fino a un limite che dipende dalla temperatura. Raffredda l’aria e quel limite crolla. La temperatura alla quale l’acqua contenuta nell’aria ricomincia a diventare liquida si chiama punto di rugiada.

Qualsiasi superficie più fredda del punto di rugiada dell’aria che la tocca si bagna. In quasi tutte le case la superficie più fredda è il vetro, perché è la barriera più sottile fra dentro e fuori. Si appanna per primo non perché sia difettoso, ma perché fa da messaggero.

Qualche ordine di grandezza per aria interna a 20 °C:

Umidità relativa a 20 °C Punto di rugiada (circa)
50% ~9 °C
60% ~12 °C
70% ~14 °C

Al 70% di umidità relativa qualsiasi superficie sotto i 14 °C circa comincia a raccogliere acqua. In una notte fredda ci arrivano senza fatica un vetro singolo, il profilo in alluminio di un doppio vetro di trent’anni fa o il cassonetto della tapparella, che nella maggior parte delle case italiane è il buco nero dell’isolamento.

Da dove arriva tutta quell’acqua

L’acqua sul vetro prima era nella tua aria, e prima ancora arrivava da te. Respiro, cucina, docce, bucato steso in salotto: una famiglia libera all’incirca diversi litri di vapore al giorno. D’estate arieggi in continuazione senza pensarci. In autunno e in inverno le finestre restano chiuse e ogni litro emesso resta nell’aria finché non trova una superficie fredda su cui posarsi.

Per questo la stagione della condensa comincia insieme a quella del riscaldamento. Fuori si raffredda, muri e vetri si raffreddano con lui, e l’umidità che produci — sempre allo stesso ritmo — trova finalmente dove condensare. È lo stesso meccanismo che rende tutta la casa umida in autunno.

Perché asciugare il vetro non risolve niente

Passare lo straccio sul vetro cancella il sintomo per un’ora. L’acqua che togli è una frazione minuscola di quella disciolta nell’aria della stanza, che la rideposita tranquillamente la notte successiva.

L’altro errore classico è fidarsi della percentuale di un igrometro da pochi euro per decidere quando aprire. L’umidità relativa è una percentuale di quello che l’aria potrebbe contenere alla sua temperatura: un vetro può gocciolare mentre la stanza mostra un numero rassicurante. Quello che conta è l’acqua davvero presente nell’aria, cioè la sua umidità assoluta, e se l’aria esterna ne trasporta meno di quella interna.

Cosa ferma davvero la condensa

Due leve, in ordine di efficacia:

  • Far uscire l’acqua. Con il freddo l’aria esterna è quasi sempre più secca in termini assoluti, anche quando il meteo segna 90% di umidità relativa: l’aria fredda non riesce proprio a contenere molta acqua. Aperture brevi e spalancate più volte al giorno (il metodo Stoßlüften) sostituiscono l’aria umida senza raffreddare i muri.
  • Tenere le superfici più calde. Riscalda le stanze che usi davvero, non lasciare la camera scendere a temperature da cantina ed evita tende pesanti che intrappolano una sacca d’aria gelata contro il vetro per tutta la notte.

Poi riduci la produzione: coperchio sulle pentole, porta del bagno chiusa e finestra aperta dopo la doccia, bucato steso con un piano invece che sul termosifone.

La condensa non è un problema di pulizia e nemmeno di serramenti. È un problema di bilancio idrico — litri che entrano, litri che devono uscire — e aprire nel momento giusto è il modo di far quadrare i conti.

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Sapere se l’aria fuori è più secca in termini assoluti è esattamente il calcolo che Open/Shut fa per te, con i dati meteo in tempo reale del punto in cui ti trovi. Ti dice quando aprire asciugherà davvero casa tua e quando invece non serve a niente. Gratis, privata, senza account.

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